mercoledì 15 dicembre 2021

L'EREDITÀ DI CHRISTINE

di 

LAURA USAI

Ph Francesca Lucidi

Anno di Pubblicazione 2021

Edizione 1°

Editrice AUTOPUBBLICAZIONE

Prezzo €9,52 al momento dell’acquisto

Formato in copertina flessibile

Num. Pagine 209

TEMI

Che significato può avere un cambio d’abito? Stoffa color verde bottiglia cinta da bianchi pizzi, una appena percettibile porzione di petto che si mostra al mondo dopo tempo. Un respiro che si fa più profondo, forse per sollievo… più certamente per inquietudine verso un futuro pieno di possibilità e per questo incerto. Ambientazione vittoriana per un romanzo di formazione; una ragazza, Christine, colpita da un grave lutto che lascia in eredità sospensioni, gesti mancati.

 La giovane fanciulla si fa intrecciare i biondi capelli mentre i cavilli si sovrastano l’un altro nella testa, e nello spirito che ancora cerca ciò che mancò. I ricordi non smettono di porre domande.

 La famiglia: il luogo da dove veniamo, e se proprio lì si affollano i buchi neri ecco che l’intero firmamento del nostro cielo si spegne.

Christine si trova sola; la tenuta di Cornfield Hall la accoglie in una famiglia pacata, gentile. Le emicranie del padrone di casa, le velleità artistiche della figlia maggiore e le marachelle dei più giovani Williams fanno da sfondo a giornate tutte uguali: senza entusiasmo, affetto accolto o dimostrato, tempo. Ma proprio il tempo viene scosso dalla melodia di una suonata di pianoforte a quattro mani: il Signor Lawrence, con i suoi neri capelli che si scompigliano all’unisono con le emozioni, torna dalle sue missioni marittime per affrontare l’oceano più cristallino e profondo: il cuore di Christine.

I biscotti del tea del pomeriggio della Signora Williams acquistano nuovo sapore. L’esistenza della nostra protagonista sembra guadagnare terreno rispetto alla noia, alla stasi… e come spesso accade quando si avverte che gli eventi iniziano a muoversi per dritto ecco che una curva spunta all’improvviso: l’avvocato Bailey si fa messaggero di una rivelazione scioccante. 

Segreti di famiglia, tombe che nascondono dolori insanabili, passioni rivoluzionarie: ecco, proprio una visione riformista è il medicamento a un periodo storico crudele con i poveri, i lavoratori. Quando le donne esistono solo come una sbiadita ombra degli uomini; le Workhouse mandano tanfo di vergogne; gli intellettuali imbracciano la penna per denunciare ciò che gli occhi dell’uomo comune scelgono di non vedere, o di accettare con muta disperazione. Specialmente lo sguardo delle classi più “privilegiate” pare paralizzato in convenzioni asfissianti che foraggiano scelte difficili, dure; perdonabili?

Una lettura ben congeniata, originata sicuramente da un grande amore per la letteratura dell’epoca. Il secondo Ottocento e le sue eroine che possono aver mancamenti certo, ma che sanno anche rialzarsi con fiera convinzione per trovare il proprio posto nel mondo cambiandolo per tutte noi donne. 

DALLA QUARTA DI COPERTINA

Il suo tentativo di dipanare i fili che avvolgono il misterioso passato dei suoi genitori la condurrà alla scoperta di segreti dolorosi e verità sconcertanti. Nel frattempo, la presenza del Signor Lawrence si rivelerà sempre più determinante […]

L’AUTRICE

Laura è nata con l’amore per i libri, per la scrittura. Legge e compone avidamente fin dalla tenera età. Una scrittrice giovane che produce molto materiale, e se lo pubblica da sola. 

Nel 2017 esce il primo racconto GLI OCCHI DEL DISINGANNO. Nel 2019 viene alla luce il fantasy IL SEGRETO DELLA CURATRICE, che ha un grande successo tra i lettori di Amazon, piattaforma attraverso la quale la Nostra pubblica i suoi lavori. 

Nel maggio del 2020 esce il racconto MAITE, dai toni più romantici. L’EREDITÀ DI CHRISTINE esce a marzo 2021. 

Attenzione, è già disponibile il seguito de IL SEGRETO DELLA CURATRICE, con il titolo LA DONNA SENZA NOME.  

LA DEDICA PER I LETTORI

A chi ha il coraggio di credere nei propri sogni.


L’EREDITÀ DI CHRISTINE


LA CARROZZA È PRONTA, STATE ATTENTI AGLI SGUARDI DELLA CAMERIERA

Siete un vulcano pronto a esplodere, siete fragile come un cristallo ma al contempo forte come una piccola barca che resiste alle tempeste più turbolente.

Questa è l’essenza di Christine, la sua evoluzione che nel tormento trova il senso fuggevole del suo passato, e del futuro che si guadagnerà con fiera e giusta sottomissione alla sua natura, ai suoi desideri e alla sua storia. La natura che sboccerà nelle carni di Christine verrà innaffiata di lacrime di paura, di malinconia, di dolore; il seme della libertà spingerà il terreno di un secolo severo con chi non nasce uomo, o ricco. La sottomissione a cui cederà la protagonista non ha nulla di arrendevole: a volte ci si ostina a portare alto il nome di imposizione ingiuste, di consuetudini crudeli, accettate perché la maggioranza delle persone non fa nulla per cambiare le cose. 

Christine crede di aver perduto tutta la sua famiglia: la sorte scoprirà scrigni di menzogne; ciocche di capelli mostreranno riflessi così noti quanto mai immaginati. 

A volte il dolore cambia il nostro modo di dimostrare affetto.

Il gelo sembra avvolgere ogni giornata; il sole resta velato da nubi scaturite da un’infanzia e una giovinezza passate a chiedersi perché non c’è amore nella nostra vita. L’amore però non ha un solo modo per svelarsi e toccarci; le convinzioni di ciò che dovrebbe essere ci privano di ciò che realmente è. Restare incastrati nel sommesso pianto di una vita che non si è avuta è una tentazione forte, avvelenata. 

Il passato in sé non si può cambiare, ma può mutare il nostro modo di vederlo.

La condizione della donna, i diritti dei lavoratori; la crudeltà di una Londra che pare lasciare alle mogli ripudiate solo l’alternativa della prostituzione. Dove pare che la gentilezza non possa albergare tra muri scrostati o strade umide e buie ecco che l’autrice ci mostra quanto nella storia l’amore abbia diversi stratagemmi per tendere le sue mani. La servitù che diviene una famiglia, una madre e un’amica; una sconosciuta che dai suoi occhi profondi ci invita ad un abbraccio sincero. Un cimitero che ci spezza la schiena sotto il peso del dolore ma può anche concederci il lusso del ricordo, dell’elaborazione di un dolore che sa divenire formazione e protezione. 

Ci si può unire al prossimo su inaspettati sentieri: la direzione deve deviarsi in favore dei nostri personali valori. 

Questa storia è sì anche il racconto di una vicenda sentimentale; da qui però prende le suddette deviazioni per narrare quanto il “giusto” si possa celare nelle azioni più inspiegabili per il nostro discernimento; queste azioni possono rivelarsi tutt’altro che facili perché tutt’altro che immediatamente comprensibili a chi vogliamo salvaguardare. 

Un romanzo che parla di donne, di diritti e di famiglie; quest’ultime hanno confini ben più ampi di quanto si possa immaginare nel luogo stretto e fintamente accogliente che è “l’appropriato”.

A volte le idee comuni legano più di un sentimento.

CONSIDERAZIONI

Laura Usai scrive in modo preciso, puntuale: lei stessa ci informa, a fine volume, riguardo le sue ricerche in merito all’Età Vittoriana. Come autopubblicazione, ci troviamo davanti ad un volume che non manca di nulla: biografia dell’autrice, citazione delle fonti ed editing precisissimo. 

L’autrice mi ha comunicato l’intenzione di non creare una trama eccessivamente complessa; L’EREDITÀ DI CHRISTINE è effettivamente una lettura piacevole che si porta avanti senza sforzi. In realtà io credo che questa storia contenga potenzialità che potrebbero creare altri risvolti non dico complessi… ma sicuramente affascinanti. Il profumo dolciastro del romantico avvolge tutte le pagine: magari spero in un seguito che possa dare maggior spazio e lustro alle porticine strette strette che l’autrice ha aperto verso vicende storiche che secondo me avrebbero parecchio da dire. Forse un prequel potrebbe soddisfare la morbosa curiosità che certe rivelazioni possono far nascere in più di un letture. 

Consiglio questo romanzo a tutti gli amanti di Jane Austen, Emily Brontë. Altri riferimenti ad autori ed opere li troverete a fine libro: cosa utile per chi volesse tornare sui passi di grandi scrittori che hanno dato il via a filoni letterari che ancora accompagnano il nostro gusto e le nostre coscienze. 


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venerdì 10 dicembre 2021

I RACCONTI DEL FOCOLARE. UN NATALE PER GRANDI E PICCINI

di

CONNY MELCHIORRE

Ph. Francesca Lucidi

Anno di pubblicazione 2021

Editrice AUTOPUBBLICAZIONE

Numero pagine 152

Copertina Flessibile con disegni a matita di Conny Melchiorre

Piccole chicche? Qualche ricetta gustosa alla fine del volume

Diviso in due parti con racconti per grandi… e, come annunciato, racconti per i più piccoli (i miei preferiti)


TEMI

Venti racconti di puro candore; un volume adatto a tutti… sembra una sviolinata? Non lo è: chi ama il Natale si troverà avvolto da un’atmosfera festosa così vivida da inondare narici e coronarie. La pelle si scalderà davanti alle fiamme di focolari o di cuori ardenti del più puro spirito natalizio; il pancino brontolerà ascoltando di pietanze gustose ma semplici, e mai apparecchiate a caso: piattini di formaggi piccanti, dolcetti, torte giganti gonfie di zucchero e speranza. Invece, chi non ama il Natale… e si trova casualmente o distrattamente tra le pagine scritte da Conny, verrà scosso da narrazioni di vita, di gioia e gentilezza; di ricordi e retaggi, di salvezze e pienezze di cui tutte le vite dovrebbero essere partecipi. Poche pagine scritte in un linguaggio pulito, e che più comprensibile e arrivabile non si può; una divisione che promette storie mirate a coinvolgere adulti e bambini. Però, qui, i bambini son più grandi dei “grandi” e il lettore appena più in là con l’età potrà bere della purezza di eventi semplici che hanno l’immensità della quotidianità santificata dall’amore, dalla cura e dalla forza di render speciale e unico ogni istante… nonostante le difficoltà. Temi attuali e periodi storici di varie metrature per un presepe che ha come protagonisti tutti noi. Un libro da condividere e da regalare ai nostri affetti, ma secondo me anche a chi ci è un po' antipatico. Scegliete voi.

LA DEDICA DELL’AUTRICE

Ai bambini di ieri, di oggi, di domani

Che il Natale vi scaldi il cuore, sempre!

DALLA QUARTA DI COPERTINA

Quando le fragranze di mandarino e d’abete inebriano l’aria e i primi fiocchi di neve volteggiano dal cielo, è ora d’imbastire tutte quelle tradizioni che conducono al Natale. Ogni famiglia ha le sue. Ad esempio io tiro fuori dal baule tutti i libri che raccontano le feste, per me e la mia bambina. È nata così l’idea di scrivere I racconti del focolare. Un Natale per grandi e piccini. […]

L’AUTRICE

Conny Melchiorre è nata a Lanciano il 27 ottobre del 1977, uno scorpione… come il mio ascendente. Beh, altra coincidenza è costituita dalla regione: siamo entrambi abruzzesi; questo mi ha permesso di godere al meglio di tante tradizioni citate, per non parlare delle città chiamate a costituire lo scenario delle storie raccontate, città a me care per diversi motivi. Ma sarò obiettiva… lo prometto.

La Melchiorre si laurea nel 2001 in filosofia, presso l’Università degli Studi dell’Aquila. Nel 2004, consegue la laurea magistrale in Scienze Pedagogiche, presso l’Università D’Annunzio di Chieti. Lavora come insegnate e giornalista; organizza corsi di scrittura creativa e coordina eventi. Il suo primo romanzo esce nel 2020 con il titolo Fiori d’Oriente, edito da Aletheia Editore. 

Potete trovarla sui social. Io l’ho scovata grazie al luna park chiamato Instagram.


I RACCONTI DEL FOCOLARE

PRESENTAZIONE, ANALISI E CONSIDERAZIONI: TUTTO IN UN SOL BOCCONE!

Il profumo dei mandarini è la campanella a festa che sveglia il mio spirito natalizio. Il muschio, raccolto sulle rocce dei boschi, diventa il prato su cui adagio i miei pastorelli del presepe. Sono un po' stinti, ma non li sostituirò, compagni preziosi dei miei ricordi felici.

[…]

La nostra casa, dalla Concezione, si trasforma in un luogo incantato, tra ghirlande alle pareti, pupazzi natalizi, stelle comete […]

La mia vita è una fiaba vera, che ancora oggi non mi stanco di raccontare.

Citare le parole di questa raccolta di racconti è per me un invito fin troppo pressante. Mi piace rileggere l’incipit ancora e ancora. Quale apertura efficace, accogliente! Tutto il volume è un caldo abbraccio dai sentori di legna, lana e neve. Non cedete al facile giudizio che vorrebbe pensare questa lettura come scontata o ruffiana: tutto è molto sincero, e nessuno deve osar dire il contrario… ma non mi devo neanche sforzare troppo per ribadirlo, basta leggere. 

Non è tutto rose, fiori e canditi. Lo spirito della speranza, della gioia e della vita inspira brutture e restituisce aria, un po' come fanno gli alberi. L’incipit dice bene: la fiaba è quella vicenda piena di peripezie che grazie alla magia e al coraggio si tramuta in un lieto fine che si riverbera nei secoli, per chi vuol imbracciare la spada e combattere contro il drago cattivo; senza dimenticare di far cantare gli uccellini per colazione. 

Ogni racconto è breve e porta la voce di una persona qualunque, o di una vicenda, forse vera, che ha permesso alle tradizioni di diventar tali. La scelta degli argomenti e degli spunti non è casuale: la guerra, il Cammino di Santiago o una mamma che non è a casa per Natale perché cura i malati nei “reparti Covid”. E tornando indietro nella lettura si trova anche il Purgatorio di Dante… e cos’è il Purgatorio se non una passione che va attraversata per arrivare alla beatitudine eterna. 

Non si parla solo di buoni sentimenti, di gente cattiva ve ne è: gente che scaccia un cane malandato brandendo una scopa, contadini crudeli che battono la schiena di un asino indifeso. Cosa c’entra questo con il Natale? Beh, una letterina ci aiuta a capire:

Caro Babbo Natale, te lo avevo detto che questo per me era l’anno buono. Ti ho trovato, e lo grido al mondo. Ora so che per scovarti non occorre guardarsi intorno, ma interrogare i cuori di tutti, che ti custodiscono in uno scrigno di sogni, fra i tesori più belli.

E come ogni fiaba non possono mancare gli animali: cagnolini di Natale, galline senza nome (per poco), bestioline da cortile che prendono in prestito idee dai personaggi letterari. In tutto questo il tocco dell’uomo riesce a ricucire gli strappi dell’esistenza solo guardandosi intorno, non essendo indifferenti al prossimo, mai! E il prossimo comprende una bambina povera di nome Maria, un cucciolo abbandonato, un viandante affamato; fino al Bambino Gesù. 

Volete fare un cammino tutti insieme? Forse questa è la volta buona… altrimenti potreste seguir la sorte di una vecchina che erra con sulla schiena un pesante sacco, cercando di riparare a un momento di esitazione. La vita è nei particolari: forse siamo abituati a viverla e subirla vedendola troppo come un indistinto insieme. 



Ah! Ricordate le chicche di cui vi ho parlato all’inizio di questo contenuto. Se sfornerete La Chiffon Cake di Jack Brina chiamatemi ad alta voce!



Per veder bene le ricette dovrete adottare questo bel librino. A tal proposito:

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sabato 4 dicembre 2021

DENTRO SOFFIA IL VENTO

 di

 Francesca Diotallevi



Anno di Pubblicazione 2020

Edizione 3° (Prima edizione Neri Pozza 2016)

Editrice BEAT (Biblioteca Editori Associati di Tascabili)

Prezzo di copertina €9,00

Num. Pagine 222

TEMI

Un vecchio curato poggia le mani sul bastone mentre il diavolo sta a sentire; nel bosco vive lei… la strega; nelle stalle l’alito delle bestie crea nubi che vanno a cingere occhi duri che hanno sete di vendetta, e di carne, e di “fiamme”. Un dolce accondiscendente sorriso sbuca da sotto un elmetto ammaccato; due zoccoli corrono nel bosco mentre una volpe dal muso argentato spezzerà i vostri cuori bramosi di risposte e salvezza. 

Il pregiudizio che inibisce l’umanità, l’umanità che inibisce il pregiudizio. Una fiaba e una cronaca; immaginazione e spennellate di sogno dove la neve delle Alpi va a poggiarsi su cuori induriti dall’inverno, dalla solitudine e dalla guerra. La Grande Guerra porta via i figli di una terra dove si parla poco e si va in chiesa a capo chino, con le mani strette per pregare o per stringersi in sé stessi quasi a voler sfuggire dallo sguardo di Dio; mani indurite dal gelo e dal lavoro, che troppo spesso non conoscono carezze. Il ghiaccio, però, può pericolosamente cedere: si spacca perché subisce i pugni di chi ha un conto in sospeso con la vita, di chi piange su una lapide avvolta dal muschio o di chi bussa per cercare il divino sotto una coltre di ignoranza e silenzi. Amicizia e passione; crudeltà figlia della paura, coraggio figlio di quegli spaventi che sanno smuovere cuori messi sottochiave. La Valle d’Aosta percorsa da carovane di zingari e storie di paese che sanno condannare velocemente, chi è nato lì e chi viene da altrove… tutti non potranno scappare.

Un romanzo che parla di un amore inteso come sentimento che si innalza alla filosofia per poi coricarsi tra i gemiti di corpi meravigliosamente umani.

DALLA QUARTA DI COPERTINA

[…] Fiamma prepara decotti per curare ogni malanno: asma, reumatismi, cattiva digestione, insonnia, infezioni… infusi d’erbe che, in bocca alla gente del borgo diventano «pozioni» approntate da una «strega» che ha venduto l’anima al diavolo. Solo una persona, negli anni, ha avuto il coraggio di superare i pregiudizi della comunità […]

L’AUTRICE

Francesca Diotallevi, nata a Milano nel 1985, con DOVE SOFFIA IL VENTO vince il Premio Neri Pozza sezione giovani nel 2016. Nel 2013, pubblica Le stanze buie con l’editrice Mursia; nel 2015 pubblica Amedeo Je t’aime con Mondadori Electa; nel 2018 Dai tuoi occhi solamente con Neri Pozza. È laureata in Scienze dei Beni Culturali.

Appassionata la sua nota a fine volume; mi piace riportare alcune parole che rivolge alla famiglia… soprattutto perché ciò rende giustizia a tanti dolori e redenzioni che incontrerete se vorrete leggere Dentro soffia il vento:

Grazie per aver creduto in me, per avermi permesso di sbagliare e di ritrovare la strada. Ce l’abbiamo tutti, una strada dentro. Io sono incredibilmente fortunata a poterla percorrere con voi accanto. 

DENTRO SOFFIA IL VENTO

SEGUIAMO LA NEVE, CI SONO ORME SALDE… MA ALCUNI PASSI SON NASCOSTI

«Strega, figlia del demonio arpia» erano solo alcune parole che ricordo. Con gli anni avrei imparato a buttarmi tutto alle spalle, a compatirli per quel loro marcarmi con un insulto per scongiurare la paura che io e mia madre incutevamo loro. Come se vivere nel bosco lontane da tutto e conoscere i segreti delle piante e delle erbe ci rendesse persone malvagie e pericolose. La superstizione, io, non l’ho mai capita.

Fiamma non ha neanche due decadi di vita, una matassa di lunghi capelli lunghi e “irriverenti”: vive sola in un capanno, nel bosco. Odore di cenere ed erbe; un tavolo ricoperto di oggetti e piante essiccate. La stanza è buia, e fiamme viventi illuminano l’oscura foresta: fiamme di fuoco e fili viventi. La ragazza è odiata pubblicamente, ma la notte, segretamente, la gente di Saint- Rhémy corre da Fiamma per ricercare sollievo dai dolori della carne. La carne, qui, soffre perché un cacciatore ti spezza le zampe per non farti scappare, perché una polmonite ti attanaglia e ghermisce attraverso l’alito delle montagne; perché un odio profondo ti pulsa dai lombi e si copre gli occhi per non vedere seni piccoli e appuntiti che ti invitano alla beatitudine. 

Maledetti il dolore e i segreti che si celano dietro labbra serrate; un altro odore si avverte nell’aria: resina, cuoio e tabacco. Yann ha lasciato metà della sua vita tra i passi innevati delle Alpi; quella stessa metà gli fu restituita attraverso un alito caldo e misericordioso, una notte di tanti anni prima… maledicendolo. Raphael, il fratello di Yann, era stato l’unico amico di Fiamma, la sua famiglia oltre la madre Vivienne che era fuggita dal borgo per incontrare, si dice, il peccato zingaro. Tutti temono vergogne gettate sempre addosso a chi cerca di sopravvivere; però, le vere colpe non hanno voce… forse si sentono venir sparate attraverso la canna di un fucile… o forse si adagiano tra le pagine di libri amorevolmente passati da due mani a due altre mani lisce ma tremanti. 

Fiamma vive nella solitudine, prima benedetta ma poi debilitante da quando la Guerra ha portato via Raph. Nessuno viene risparmiato dal manto della vita: caldo e splendente o ruvido con pieghe tra le quali ci si perde. 

Un parroco venuto da Roma, Don Agape, scopre presto che nelle piccole cose si nasconde ciò che sempre lo ha terrorizzato, bloccato in un corpo possente ma inerme. Don Agape dovrà scoprire cosa fare con la sua stazza, il suo corpo e la sua fede. 

CONSIDERAZIONI

La Diotallevi ci accompagna attraverso visioni che possono sembrar sogni… eppure hanno radici reali, e una lapide lo testimonia. Alla fine del volume scopriremo da dove salgono le suggestioni che hanno creato personaggi combattuti, e per questo reali; tangibilmente avvertibili nel loro odore e nel loro sguardo. Tutti gli sguardi ci trapasseranno da parte a parte, così come la Guerra fa all’umanità… che proprio tra le trincee trova la sua sconfitta. Ogni capitolo riporta il punto di vista di un personaggio: Fiamma, Yann e Don Agape; e dei corsivi, che paiono vibrare, riporteranno memorie che tutti, al contempo, bramano di scordare e tenere strette. Il modo di raccontare è così deciso: l’autrice riesce a scomparire ma a tenere forti le redini di un carrozzone “zingaro” variopinto che porta misteri, meraviglie; trascinato dagli scalpitanti cavalli del fato. Tutto sembra agir per conto suo, ma la Diotallevi onora la libertà presentandoci i personaggi con tutto ciò che hanno nella pancia. Molte le frasi potenti da sottolineare, da rileggere e passarsi sul viso. Il vento davvero attraverserà il lettore. Si soffrirà, non posso nascondervelo, ma c’è da dire: 

Tutto ciò che segna le svolte della vita è fatto di dolore.

Il tema della Guerra è sfiorato, ma violentemente: ci sembrerà che essa resterà lì in un angolo… ma ci troveremo tra le trincee constatando che

 Quell’inferno che Don Jacques minacciava tra le sue prediche, e di cui ci facevamo beffe, esiste davvero. 

Più piani temporali si uniscono per ritrovarsi in un unico tempo che travalica i “due mondi”, così come accade in alcune radure dove pare che alcune visioni danzino ancora sopra le macerie dei ricordi. Fiori di camomilla profumano e i piedi si riposano quando ci fermiamo a contemplare il momento; il tempo: 

Ne abbiamo a disposizione uno sputo e lo sprechiamo a vivere una vita che non vogliamo. Mettendo a tacere i nostri desideri. Siamo così fragili, così insensati.

I miei sentimenti sono usciti sconvolti da questa lettura, che io reputo davvero meravigliosa. 

 

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domenica 28 novembre 2021

FIABE ABRUZZESI

di

DOMENICO CIAMPOLI

Ph Francesca Lucidi

Anno di Pubblicazione 2019

Edizione 1°

Editrice Aliribelli Edizioni https://www.aliribelli.com/prodotto/fiabe-abruzzesi/

Prezzo di copertina €10,00

Copertina flessibile


L’AUTORE

Domenico Ciampoli, scrittore, bibliotecario e slavista nato ad Atessa il 23 agosto del 1852. Studia primamente nel suo Abruzzo, concludendo il liceo a l’Aquila; in seguito, si laurea in lettere all’Università di Napoli. 

Inizia a insegnare, prima nei licei e poi nelle università. Cura diverse traduzioni di canti epici slavi, oltre a racconti e romanzi di classici russi come Tolstoj e Gogol. Quest’ultimo autore non può non riportarci alle suggestioni folkloristiche che tanto hanno trovato esaltazione nell’opera di Ciampoli sulla cultura abruzzese. Lo scrittore ha caro il suo bagaglio di ricordi e lo nutre con ricerche sul campo, che si esplicitano nell’ascolto della voce del popolo, dei contadini, delle donne. Ciampoli cura un filone verista di matrice abruzzese: pubblica nel 1878 BIANCA DEL SANGRO e FIORI DI MONTE, nel 1880 FIABE ABRUZZESI e RACCONTI ABRUZZESI. Le prime prove vengono accolte con minore entusiasmo rispetto al lavoro del 1882, TRECCE NERE, dalla maggiore attenzione verso i particolari di costume. 

Ciampoli lascia l’insegnamento nel 1892 ed inizia a lavorare nelle biblioteche, dirigendone alcune tra le più importanti del paese come la Biblioteca Nazionale di Roma. All’inizio degli anni Venti va in pensione e muore pochi anni dopo a Roma, il 21 marzo del 1929.

FIABE ABRUZZESI

INTRODUZIONE

Aliribelli recupera questo straordinario lavoro quasi sconosciuto e lo pubblica nel 2019. Il volume è breve, ma duro, affascinante e indimenticabile come le colline e le montagne d’Abruzzo: merlate di castelli misteriosi, di rocce illuminate dal sole cocente delle estati torbide o dal gelo cristallino degli inverni ululanti. Le ginestre tingono di giallo paesaggi sconfinati che non smettono mai di parlare al viaggiatore curioso, all’ascoltatore attento, all’astante sorpreso in un sentiero dall’urlo del gheppio o dal volo maestoso del grifone. In Abruzzo puoi trovare rughe sorridenti che stanno sedute nelle viuzze del borgo; le mani affaccendate ricamano e intrecciano, mentre le bocche raccontano di ombre e santi, di morti e salvezze. Mentre ti fermi puoi scorgere un portale antico, iniziali principesche su architravi o bifore. Quel muro scrostato mostra una Madonna, e una donna passa e si segna mentre una preghiera mescola italiano e dialetto in una formula di protezione senza tempo o autore. Ecco che nell’aria si avverte il ribollire di sughi e zuppe, e il pane fragrante fa da contrappunto a ossa rotte di cui la storia ancora continua a parlare… tra chi sta seduto a tavola, sia esso abruzzese o straniero ben accolto. 

ABRUZZO FORTE E GENTILE, così si dice. Ciampoli ci conduce alla scoperta di misteri che saranno monito o trastullo; di personaggi che ancora sopravvivono in energie che ti fanno salire un sussulto mentre giri per quel cunicolo o quella strada di montagna. Folklore dal nero mantello ed elementi gotici classici che promettono e mantengono ricchezze, stupore, compassione e rapimento emozionale. 

Tutto “FORSE È STORIA ED È IN VOCE DI LEGGENDA”.

Cinque racconti: LA RUPE DELLA ZITA, LA MAGGIORANA, ASILO, IL POEMA DI CORRADINO e IL DUCA ZOPPO

Storie di passione, morte, dannazione o ascesa al cielo fin tra le braccia della Vergine Maria; burle o vicende che ancora fanno paura e vanno raccontate sottovoce, dando la responsabilità della fonte a qualcun altro. Fantasmi insanguinati o scheletri che camminano; vesti dorate e corone del primo di maggio. Si banchetta e si beve, si ascolta e si prega. So che una nube rossa inghiottì un’abbazia… e io son di quelle zone e posso dire che certi alberi paiono aver brandelli di mantello e lacrime di dolore. Dante Alighieri stesso denunciò chi con scaltrezza portò morte e sconfitta: “Tagliacozzo, Ove senz’armi vinse il vecchio Alardo”. 

Una raccolta per proteggere la specificità del seme di un’Italia che è ricca per ciò che custodirono e custodiscono le genti; in amore, rispetto, conoscenza e cura. Ogni muro che cade nell’incuria è una parte di noi che non tornerà mai più. I libri sono i padri e le madri delle memorie di cui non dobbiamo mai fare a meno. 


UNO SGUARDO AI RACCONTI: TEMATICHE E STILE

I cinque racconti attraversano l’Abruzzo, da Gissi a Popoli fino ai Piani Palentini con un occhio a Scurcola Marsicana e l’altro a Tagliacozzo. La voce è impersonale o dello stesso autore che veste i panni del viaggiatore curioso o del cantore che si prende la responsabilità di un poema epico in prosa, vero e immaginifico, popolare e storico. Tutto è dato come vero o presunto, comunque indiscutibile perché la gente è testimone e documento; depositario e protettore. Le parole creano un linguaggio ostico e musicale; passando dal tono solenne all’armonia ripetitiva di parole che paiono un canto facile da ricordare, o per lo meno indimenticabile per il contenuto oscuro e affascinante. L’atmosfera è accattivante perché quotidiana e sublime insieme; si conosce la storia attraverso ciò che resta più impresso: le sensazioni, i brividi e lo stupore. Puoi guardare un burrone e ti sembra di vedere amanti fantasma, puoi sapere che ci sono segrete da visitare che possono essere la prova della fine di un curato ambizioso un po' troppo fiducioso. Nei tempi dei cavalieri non v’era solo onore ma anche una sete di vendetta paziente e affilata. Le genti sono ritratte in una semplicità ricca: si conoscono usi e costumi attraverso sentori di magia e fiaba che mettono in secondo piano date e nomi reali, che però si avrà la voglia di andare a cercare… tanto restano attaccate certe sentenze e azioni. Non c’è rudere, chiesa o castello senza la sua storia: eventi reali si sono arricchiti delle impressioni degli abitanti guadagnando una longevità di cui il Ciampoli ha bevuto e ce ne offre un sorso che ti fa alticcio, traballante ed eccitato. 

L’aratro, la spada e la nobiltà di un popolo che è baluardo di storie e affetti. Ciampoli rivendica la dignità della tradizione popolare, del poema mai concluso che si riscrive in ogni bocca che lo fa rinascere e sopravvivere:

E perché no? Forse il popolo non ha i suoi poemi che si tramandano di padre in figlio […]

Tutto che è forte e gentile, mesto e meraviglioso trova un’eco fedele tra la queta pace dei boschi, tra le rupi ove dominano il montanaro e l’aquila, dove al soffio della tramontana fischiano ancora i merli del bieco castello feudale, e paiono raccontare storie di terrore. 

CENNI STORICI SULLA BATTAGLIA DI TAGLIACOZZO

CARLO D’ANGIÒ Figlio del re di Francia Luigi VIII Il Leone e di Bianca di Castiglia. Re di Sicilia dal 1266 fino ai Vespri Siciliani del 1282. In seguito, continuò a regnare sulle terre peninsulari del Regno, con capitale Napoli. Guadagnò numerosi altri titoli come Conte di Provenza e di Forcalaquier, per il matrimonio con Beatrice di Provenza; e Conte di d’Angiò e del Maine per investitura dal fratello, re di Francia, Luigi IX Il Santo. Carlo conquisto anche l’Albania e si autoproclamò Re nel 1272. Da Maria di Antiochia comprò il titolo di Re di Gerusalemme. 

LA BATTAGLIA DI TAGLIACOZZO Combattuta nei Piani Palentini il 23 agosto del 1268 tra i ghibellini di Corradino di Svevia e le truppe di Carlo di parte guelfa; viene ricordata con il nome di “Battaglia di Tagliacozzo” perché la città era sede comitale. 

Carlo era stato investito del Regno di Sicilia da Papa Clemente IV, Corradino era stato chiamato dai ghibellini per rivendicare il trono dopo la morte di Corrado di Svevia, e la sconfitta dello zio Manfredi presso Benevento. Corradino si dirige in Puglia a Lucera, che si era ribellata ed era sotto assedio delle truppe angioine. Carlo era impegnato nella crociata per debellare la presenza islamica in Italia meridionale. 

Carlo raggiunse Corradino e la battaglia si svolse nei Piani Palentini, nei territori pianeggianti di Scurcola Marsicana. Le truppe di Corradino erano più nutrite rispetto alle angioine. Come trappola gli angioni persero una prima battaglia, e i ghibellini gioirono… ma in realtà andarono verso insegne regali messe ad arte e Carlo era da tutt’altra parte. Rotti gli schieramenti le truppe angioine, composte da 800 elementi, nel frattempo si erano nascoste dietro un avvallamento. Lo schieramento ghibellino venne preso di sorpresa e si consumò un massacro. Corradino fuggì, prima a Roma poi presso Nettuno per imbarcarsi probabilmente verso Pisa. Il Signore del luogo lo tradì e consegnò a Carlo d’Angiò. Corradino fu processato sommariamente e decapitato presso l’attuale piazza del Mercato di Napoli, il 29 ottobre del 1268. 

La battaglia venne ricordata da Dante Alighieri nel XXVIII canto dell’Inferno.

In occasione della vittoria, Carlo finanziò la fondazione dell’Abbazia di Santa Maria della Vittoria. 

Il Ciampoli ci racconta di una nube di sangue e un presagio. L’Abbazia non resistette oltre il XVI secolo. I portali originali sono stati trasferiti nelle altre chiese principali di Scurcola. 


OSSERVAZIONI SULL’EDIZIONE 

Felice della scelta di aver promosso una proposta tanto coraggiosa e direi necessaria. Aliribelli cura diverse pubblicazioni atte a far conoscere le tradizioni e la storia di varie parti dell’Italia Centro-Meridionale. Avrei però inserito un’introduzione che potesse permettere una più ampia conoscenza dell’autore e dei suoi intenti, magari aggiungendo qualche aiutino documentaristico di argomento storico. Avrei amato qualche immagine dei luoghi narrati, o illustrazioni a tema. Ovviamente sono tutte mie fantasie e desideri. Data la suggestiva atmosfera gotica dei racconti avrei scelto una copertina più artistica ed evocativa. 

Auguro alla casa editrice un’ottima continuazione per il loro appassionato lavoro. 

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mercoledì 24 novembre 2021

CHE COSA SA MINOSSE


STORIA DI FANTASMI E GENTE STRANA

di

Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli

Ph Francesca Lucidi

Anno di Pubblicazione 2020

Edizione 1°

Editrice Scrittori Giunti

Prezzo di copertina €15,00

Copertina rigida con sovraccoperta

TEMI

Misteri e strane voci di paese; gente di città, armata di ruvido pragmatismo, che si ritrova in un mondo di credenze e superstizioni. La tanto ricercata tranquillità di due coniugi, alla ricerca di un sogno di pace, che sarà scalfita da fenomeni apparentemente inspiegabili. Pochi personaggi, stile scorrevole e una straordinaria maestria nel creare tensione crescente tinta di deliziosa ironia. Una lettura leggera, ma niente affatto inconsistente, che non rinuncia all’analisi sociologica di tratti tipicamente umani… e non.


DALL’ALETTA INTERNA

“E così i due approdarono tra gli Appennini, poco desiderosi di stringere amicizia con i ruvidi abitanti del paese vicino e determinati a godersi il loro incantevole buon retiro. Però non sono soli: dalle profondità della cantina – che i locali chiamano “inferno” – emerge un grosso gatto nero che si considera il vero padrone di casa e che, in virtù del suo pelo nerissimo, accetta l’epiteto di Minosse con felina condiscendenza.”CHE COSA SA MINOSSE


AFFACCIAMOCI ALLA TRAMA GUARDANDO IN GIÙ, O IN SU

«Questa quercia sembra più che centenaria.»

Marta sorrise, saggiandone il tronco con la mano. Quindi passeggiarono attorno all’edificio, seguiti dal frinire delle cicale nella calura estiva.

Marta tirò Maurizio per un braccio: «Guarda, c’è un cartello lì di fianco. C’è scritto: IN VENDITA».

«Già, in vendita. E chi la compra? Nessuno, a quanto vedo.»

«E se la comperassimo noi?» disse Marta dopo averci pensato un attimo.

Maurizio è vicino ai cinquanta, è uno scrittore che si ciba di sigarette quando l’ispirazione va a farsi benedire. E usare quest’ultima espressione è assai adeguato, e allo stesso tempo fin troppo lontano dal modo di pensare di un personaggio decisamente con pochi fronzoli, e con la risposta sempre pronta, forse…

Marta è sua moglie. Loro sono una coppia di città che parla poco e ha i ruoli ben divisi: Marta non scoccia Maurizio e Maurizio cerca di render felice sua moglie accontentandola; probabilmente per farsi perdonare un carattere un po' brusco; ma di certo non maleducato o rozzo. Lui è un uomo istruito e famoso; è normale che faccia notizia un personaggio del genere che va a mettere radici nel mezzo dell’Appennino, dove qualche persona rozza si può incontrare facilmente, almeno così è normale che possano pensare dei cittadini. 

I montanari sono strani, ma chissà perché chi viene da fuori crede che quella gente abbia una risposta per tutto, per lo meno per ciò che accade tra le montagne; e si sa che le montagne brulicano di storie. 

In un piccolo paese i ruoli sono ben definiti, tutti sanno tutto di chiunque; anche quando quel “chiunque”, che diventa qualcuno nello specifico, non sa esso stesso che pesci pigliare. 

Marta e Maurizio si fanno il regalo di una magione antica corredata di torre. Scenario assai suggestivo per uno scrittore. Sicuramente fa specie che lì ci abitasse da prima, non si sa da quando, un gatto nero con una macchietta bianca… come solo Edgar Allan Poe avrebbe potuto metter lì tra una quercia millenaria e una cantina soprannominata “inferno”. Tutto è ai posti giusti per creare la classica storia di misteri, fantasmi ed atrocità. Nel mezzo ci si trovano un uomo poco superstizioso e una moglie distrutta da un’insonnia che ha il sottofondo di scalini che si salgono e scendono da soli. C’è anche la governante che si fa il segno della croce… di certo io sarei ben terrorizzata se un sogno si trasformasse repentinamente in un incubo annunciato dal rizzar del pelo di un gatto nero dal nome dantesco. 

Quando si parla di presenze inquiete si pensa subito alla morte, e di conseguenza a chi dovrebbe renderla quieta come dovrebbe fare un prete; sì un prete potrebbe essere la risposta giusta… se non usasse dire “probabilmente” così troppo spesso. 

Voi cosa fareste per difendere un sogno di pace? Rischiereste di farvi male, di trovarvi faccia a faccia con il diavolo? Fino a dove sareste disposti a spingervi? La paura e il desiderio di difendere ciò che avete guadagnato quanto pesano, se messi su due bilance poste una di fianco all’altra? Pace e coraggio possono convivere? Dopotutto aver comprato e ristrutturato una enorme casa/fortezza medioevale è anche un investimento non da poco; quindi è pure una questione economica. 


IL PUNTO DELLA SITUAZIONE, CON CONSIDERAZIONI DEGNE DI UN “PROFESSORE”

Un piccolo romanzo tra il thriller, il fantastico e il popolare. La musica delle montagne mista ai passi pesanti di manovali di paese. Un bicchiere di vino sorseggiato tra una fiamma che balugina e una finestra che pencola; di certo il telefono che non smette di squillare riporta tutto ad un piano molto terreno… quando invece dall’aldilà qualcuno penzola e non si arrende. 

C’è sempre un “professore” nei centri minuscoli dove la gente non ha perso tanto tempo a studiare, perché di certo il pane è buono ma faticoso da mettere insieme quando te lo devi far da solo. C’è sempre quella persona che conserva mappe, incartamenti e libri ammuffiti; il tutto in una casa fatiscente perché il luogo comune vuole che gli istruiti siano sempre solitari e squattrinati. Di certo ciò non riguarda Maurizio, lo scrittore famoso di città… ma la città è un altro mondo e un’altra dimensione.

 Sottile psicologia spicciola, fine analisi di “perché” visti da tanti punti di vista; dato che qui non si giudica, perché non sta bene giudicare, ma dubitare in silenzio è astuta sopravvivenza. A volte ci si ferma alla superficie; a raddrizzare un quadro storto o a rimettere in pari il terriccio smosso lì sotto i piedi; ma se in cielo e in terra ci son più cose di quante ne sogni la filosofia, sotto terra cosa ci può stare? 

Una lettura lieve che rilassa e rabbrividisce quanto l’aria di montagna. Due emisferi che si incontrano e si scontrano tra il sacro e il profano, il non detto e il non accertabile. Poesia e magia al cospetto di pragmatismo e concretezza… 

Maurizio si meravigliò molto. Di solito a quell’ora i rumori della notte accompagnavano il suo lavoro al computer. Li ascoltava, seduto sul davanzale, fumando. Erano suoni discreti come lo stormire delle fronde, lontani richiami di rapaci notturni, forse una civetta o un gufo, il frinire di molti grilli, un rametto secco spezzato al passaggio di un piccolo animale…

Insomma, la musica della notte.

Uno stile adatto a tutti può soddisfare chi sta dalla parte del prete e anche chi sta dalla parte del professore. 

Questo romanzo è una bruschetta fatta alla brace con un filo di olio buono: semplice, efficace; ti riempie la pancia e ti fa contento. Di certo può scottare all’inizio… ma sono impagabili quei morsi rumorosi che fanno da sottofondo al soffiare del vento nella cappa del camino. E beh, davanti al camino si sa che si raccontano sempre tante storie, di quelle VERE MA VERE DAVVERO. 

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domenica 7 febbraio 2021

HALGAS

 UN ROMANZO FANTASY DISTOPICO 

DI MARINA MILANI

Ph Francesca Lucidi

NOTE SULL’AUTRICE

Marina Milani è un insegnante e vive a Pavia; è un’avida lettrice, una viaggiatrice. Pubblica il racconto Cacciatori Notturni, inserito nella raccolta Chiama quando vuoi edita da Mondadori. Vive il concorso Voce di donne con il racconto Frammenti.


CENNI SULLA TRAMA E TEMATICHE

«UNA CITTÀ CIRCONDATA DA UN ALTO MURO, DI MODO CHE GLI STRANIERI NON POSSANO ENTRARE A PORTARE VIA LE NOSTE RICCHEZZE. UNA CITTÀ COPERTA DA UNA CUPOLA CHE FILTRA L’ARIA E I RAGGI DEL SOLE E LASCIA PASSARE L’ACQUA DEL CIELO LE RARE VOLTE CHE PIOVE. ATTORNO ALLA CITTÀ C’È UN MARE SPORCO, DI COLORE SCURO E… NON CI SONO CAMPI, NON CI SONO FORESTE, NON CI SONO PRATI.»

«DEVE ESSERE ORRIBILE. COME FA LA GENTE A RESISTERE?»

«LA GENTE SI È TROVATA UN’ALTERNATIVA. ESISTE UN MICROCHIP, CHE SI CHIAMA IPSE, CHE VA MOLTO DI MODA A MIDLAND, LA MIA CITTÀ. TE LO FAI INNESTARE SOTTOPELLE E VEDI TUTTI I MARI CHE VUOI, LE FORESTE, E I CIELI STELLATI.»

Edito da Edikit nel 2020, un romanzo fantasy distopico, illuminato da note romantiche e da un discorso complesso sull’identità e la ricerca di sé. Halgas inventa una società futura fondata sull’annientamento del pensiero individuale: la tecnologia regola le vite di un’umanità omologata, controllata, perfetta. Donne e uomini non si riproducono più toccandosi ed amandosi; tutto è immobile e soffocato da una nube che oscura un sole lontano, separato da una realtà terrena piegata dalla mancanza di acqua e da una divisione in rigide caste non strettamente economiche ma razziali, genetiche e utilitaristiche. Tutti sono selezionati in funzione di un sistema invisibile, che da sotto la pelle del tuo braccio ti controlla e culla, come una madre apprensiva ed oppressiva: ognuno ha il suo IPSE impiantato, il proprio dispositivo che rintraccia e monitora. Un IPSE ti fa vivere in una prigione asettica che regala come unico compagno di cella un alter-ego sapientemente programmato per il tuo “bene”.

Il mondo come lo conosciamo non esiste più. C’è un emisfero desertico, popolato da umani imbambolati o schiavizzati in città-prigioni che accolgono tutti… tutti quelli che accettano il fatto di essere introdotti in cambio della promessa di non uscire mai più. C’è un emisfero sommerso, di cui non si parla, di cui i ragazzi assembrati nelle scuole non sanno nulla. In realtà, lì vive un’etnia considerata estinta che sarà l’ultimo baluardo della speranza. Gli Halgas sono creature fatte di pace, branchie e saggezza. Una vecchia guerra ha lasciato testimoni silenziosi che nuotano e pescano, e nascondono una tecnologia avanzatissima non sconosciuta agli “Uguali”. Nell’emisfero desertico ci sono Uguali più Uguali degli altri, e ogni differenza viene annientata in un battito di ciglia. Una ragazzina depressa e insicura; un professore delicato amante della poesia; un hacker dalla battuta pronta; un ragazzo affascinante con occhi nerissimi misteriosi…

Sul pontile una creatura emerge, i suoi capelli sgocciolano e si può avvertire un odore salmastro e il fruscio di una muta che avvolge membra possenti. A volte i piccoli slanci dei nostri malesseri interiori possono mettere in moto qualcosa di diverso, una reazione, una rivoluzione. Andiamo contro le regole quasi per noia, in una vita organizzata e vigliacca invischiata nella ricerca spasmodica di ordine. Un sassolino può innescare una frana: un potere iperstrutturato può avere più falle di quante esso stesso potrebbe immaginare, tronfio in una sicurezza che non può soffocare gli istinti, abbattere la potenza della libertà, piegare una vita quando essa inizia sentire il lieve respiro salvifico della speranza.

 Se hai un motivo per vivere puoi resistere a tutto, anche se sei una ragazzina debole e insicura, piena di lentiggini su una pelle delicata. Un romanzo che presenta diversi protagonisti e altrettanti punti di vista che immergono il lettore in psicologie diverse, in sensazioni comuni a tutti ma tanto differenti da rivendicare la specificità in una realtà che si è venduta a una illusoria maligna perfezione.

A Midland i libri non sono ben visti; tra le pagine impolverate la memoria guida le azioni del giusto, di chi sa ascoltare e porsi domande. Alleanze e affetti profondi; saggezza e riscoperta forza interiore; capacità di sognare un mondo diverso, di mettersi in prima linea scoprendo sé stessi in una sofferenza formatrice. Si può essere la versione migliore e coerente di noi stessi avendo il coraggio di considerare l’impossibile, di non sottomettersi al sonno dell’anima. Il viaggio di Halgas attraverserà confini inimmaginabili… ma dopotutto è questa la metafora più antica che porta l’uomo alla riappropriazione del sé.


ANALISI E CONSIDERAZIONI

“FORSE LE LORO PASSIONI POTEVANO ANCHE CONDURLI VERSO ALTI OBIETTIVI E NON SOLO VERSO LA DISTRUZIONE.”

ASPETTI POSITIVI

Una scrittura incalzante, nessun vuoto in una narrazione che tiene le redini con decisione. Vampe di vitalità o soffocante fumo di prigioni visibili e invisibili, il tutto inframezzato dai sospiri delle emozioni: depressione, solitudine, tristezza; desiderio di rivincita, indomito coraggio, onore. Ogni personaggio è funzionale a un’analisi dell’essere vivente, mostrato come uomo, Halgas o Mutapelle. Le diversità si riuniscono nell’universalità delle emozioni sopracitate. Una ragazzina con la sindrome dell’abbandono può ritrovare sé stessa nel fondo più profondo; un uomo insicuro che attira troppe donne può conoscere per una volta cosa sia l’amore; un hacker riottoso per la prima volta comprende cosa significhi scegliere di adoperare il talento per una causa; un ragazzo dovrà affrontare la sfida della sua natura che conoscerà la disumanizzazione innalzata dal tocco vero di un sentimento puro. Una femmina, un pesce, un rettile: un vessillo vivente di speranza  comprenderà l’essere umano e le sue contraddizioni. Ogni scelta narrativa crea un mondo coerente che porta la forza di moniti, profezie da scongiurare e guerre da combattere una volta per tutte. Le scelte chiameranno schieramenti netti, non facili. La commozione riesce a scaturire dalla semplicità di persone imperfette nelle proprie debolezze che apriranno il sentiero verso la vera “evoluzione”.

LE PECCHE INASPETTATE

Durante la lettura qualcosa mi costringeva a tornare indietro: perdevo il filo ma non comprendevo la ragione tanto grande era la passione che ogni riga scatenava in me. Purtroppo, dopo circa cento pagine ho trovato il mattone accidentato, la falla nel sistema di Halgas. In alcuni punti la consecutio temporum cede, frana. I tempi verbali iniziano a sovrapporsi in modo totalmente errato. Ne ho parlato con l’autrice, indicando esempi e pagine da rileggere. Ho molto apprezzato l’onestà di Marina che ha riconosciuto l'errore. I miei migliori auguri a un’autrice talentuosa, umile e educata. La ringrazio anche per aver atteso il mio lavoro, da lei tanto desiderato.

Grazie Marina per avermi inviato una copia del tuo libro. Buon lavoro!

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lunedì 1 febbraio 2021

IL FABBRICANTE DI SUONI (libro per ragazzi)

 

Testo di Alessandro Ricci

Illustrazioni di Stefania Franchi

Ph Francesca Lucidi

INTRODUZIONE

Edito nel 2019 da ArpeggioLibero Editore, IL FABBRICANTE DI SUONI è un libro per ragazzi incentrato sul senso dei sensi, e sulla difesa delle specificità che spesso vengono allontanate e temute perché fraintese. La prima prova della coppia di Ricci-Franchi si presenta come carica di arguzia, tatto e buone intenzioni. La storia racconta la formazione di un giovanotto nato "diverso": la diversità sarà proprio ciò che avrà lo straordinario potere di salvare la collettività dalla perdita di suoni e colori, anche se avrei potuto anche dire solo di suoni o solo di colori dato che le due cose non esistono in modo separato. Ci troviamo in un mondo simile al nostro se non fosse che i suoni hanno un colore, e viceversa: vedere e sentire diventano un atto unico. La popolazione di SINESTENIA vive come noi, e potete immaginare quanto tutto sia così strapieno da generare un horror vacui a cui sono soggetti piccoli e grandi. Il silenzio spaventa… quel leggendario mostro che serve anche per mandare a nanna i bimbi ribelli e far calmare i frugoletti capricciosi. Tutto parte da un ragazzo, un dodicenne sordomuto che vede tutto secondo una scala di grigi. Però non è affatto male non dividere forme, contorni e sostanze del mondo in totalmente bianco o totalmente nero.

UN’AVVENTURA PER CHI AMA I LIBRI E CREDE NEI SEGNI, SOPRATTUTTO IN QUELLI CHE NON “VEDIAMO”

Le illustrazioni sono il valore irrinunciabile di questa storia, e pensare che sono tutti piccoli spot che vibrano del colore di ogni sostanza. Tocchi che si muovono, contorni che rivelano le emozioni dei personaggi e preannunciano soprese o guai. Ogni particolare appare come nato da un grande amore. Non ci sono aperture, passanti o illustrazioni a pagina singola: piccoli scorci ci insegnano il valore dell’attenzione su ogni piccola cosa del mondo. I disegni allegri non ci fanno solo sorridere ma ci invitano a sbirciare come da un buchino sulla porta chiusa di un mondo diverso, ma non troppo, che costringe i nostri sensi ad essere assai pronti: ci servirà! Non si vede bene dentro lo stomaco di un Rossopardo, e figuriamoci attraverso le maglie di una rete o nell’angusto spazio di una fredda caverna.

Ph Francesca Lucidi

Il filo rosso di tutta la questione, che però dobbiamo veder grigio, è il piccolo Gabriel e la sua disabilità. Come spesso accade nel mondo reale, la gente ha paura di ciò che non conosce e non vive sulla propria pelle, qui dai mille suoni e colori: gli abitanti di Sinestenia tendono ad evitare Gabriel, atteggiamento che perpetrano anche i fratelli maggiori del ragazzo. Mamma e papà Giallocra non è che non vogliono bene al proprio figlio… ma che vergogna avere in casa un tale dimostrazione di stranezza. Il silenzio fa paura, questo lo abbiamo già chiarito. In realtà Gabriel ha imparato a parlare leggendo il labiale; sì, necessità ha fatto virtù.

Gabriel ci è subito simpatico perché conosce così poco del mondo ma al contempo così tanto. Non va a scuola e non interagisce con i coetanei. Il suo dovere si consuma nella fattoria di famiglia, in compagnia di violanzane e rossodori. Ma che meraviglia le passeggiate verso il bosco, la violacea minaccia che tanti evitano. Gabriel è coraggioso ed ha sviluppato un olfatto straordinario. Con il suo zainetto si incammina: l’esplorazione è la sua attività preferita. Però, si sa che cercando cercando qualcosa si trova sempre.

Uno scoiattolo giustamente un po' scocciato, un ramo che cede ed ecco che Gabriel cade nella capanna del Signor Bigio.

Bigio ha lasciato il frastuono per la frugalità di una vita nei boschi; la sua casetta non è certo accogliente o comoda… chi invece sta lì ben curato sono i libri. Il nostro scorbutico vecchietto, che accoglie il prossimo con cartelli che invitano poco gentilmente ad alzare i tacchi, si prende cura dei libri e li restaura. Tra i pochi mobili malandati spicca una grande libreria di mogano.

“Infatti il Signor Bigio amava da morire i libri, proprio perché, a differenza delle persone, non erano chiassosi, non avevano pretese e davano molto senza voler nulla in cambio.”

Ph Francesca Lucidi

Un ragazzo sordo e poco chiacchierone riesce a far subito breccia nel tenero cuore ricoperto di verdemuschio dell’uomo. Piccoli lavoretti manuali e la compagnia del silenzio e di pochi cenni amichevoli. La vera svolta arriverà in autunno: Bigio insegnerà a Gabriel a leggere e scrivere… una mensola cedevole e un libro antico metteranno lo zampino sulla soglia che segnerà chiari mille anni. Secondo voi il mondo è sempre stato a colori? Devo smentire il vostro sicuro “sì”. Bisogna preparare lo zaino, prendere una corda, una lampada ad olio e un vecchio pugnale malandato; sguardo verso la vetta della montagna e capanna alle spalle, si parte!

Gabriel è solo, sembra proprio che il nostro destino sia proprio un affare in cui cavarsela da soli. Fortuna che ci sono sempre amici pronti ad aiutarci, se guardiamo appena oltre l’aspetto. La luna piena può ingrandire le cose, le persone, volevo dire gli orchi mannari. Non sarà facile scovare una figura leggendaria di cui non si sa poi molto; però, il mondo è diventato senza colori e suoni e tutti rischiano di farsi molto male. Le auto si scontrano e gli animali sono disorientanti, bisogna affrettarsi! Appena il tempo di qualche mese. Al sapore delle radici non ci si abitua facilmente ma la posta è troppo alta. Gabriel scoprirà una “visione” diversa, annunciata da un comignolo che sputa arcobaleni. Esistono persone che attraverso il valore del dono fecero Sinestenia come era e non è più; c’è anche chi crede che la condivisione sia sciocca e vive in una solitudine nient’affatto pacifica, in questo caso. La riflessione sul senso della mancanza e della vera completezza è ciò a cui porta questa storia. Una storia nella storia parla di eroi, egoismi… o forse questo è ciò che sembra e non è. 

La verità non ha un colore, dovremo seguire Gabriel passo per passo per comprendere i diritti degli opposti, e la legittimità della diversità necessaria all’equilibrio di ogni mondo, si mangino in esso zuppe di vermone o minestre taciturne.

Una storia simpatica, pulita e profonda; personaggi efficaci assolutamente esilaranti. Amicizia, rispetto, educazione alla diversità e all’ascolto attivo, coraggio: tutto ciò che una giovane mente ha bisogno di apprendere ed abbracciare.


PICCOLE PECCHE “ROSSOATTENZIONE”

PURTROPPO, ho riscontrato diversi problemi evidentemente causati da un editing mancante o disattento. Qualche frase risulta sconnessa per la mancanza di un verbo o l’ordine sconclusionato dei sintagmi. In un’occasione si è dimenticato di riaprire i marcatori del discorso diretto. Un vero peccato per una storia piacevole che spero di poter rileggere in una seconda edizione revisionata. In alcuni tratti avrei evitato di evidenziare dei colori nelle descrizioni, essendoci solo Gabriel che vede appare assai strano come punto di vista; io ho avvertito quelle specifiche cromatiche superflue. Come prima prova possiamo però ben pensare dei creatori de Il Fabbricante. L’esperienza aiuterà, capita anche a me… credo anche a voi.

Ricci e Franchi hanno pubblicato anche un secondo lavoro: IL GIOVANE ACHILLE con la Nps Edizioni. Spero che quando lo leggerò non dovrò soffrire per altrettante disattenzioni. Ma sono certa che non accadrà, sono fiduciosa. Mai perdersi d’animo: il bosco più nero può sempre nascondere una bella mela succulenta.

Ringrazio Alessandro Ricci per il pdf.

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