mercoledì 9 febbraio 2022

PER UN PUGNO DI CIOCCOLATA

 E ALTRI SPECCHI ROTTI

di

HELGA SCHNEIDER

Ph Francesca Lucidi

Anno di Pubblicazione 2019
Editrice Oligo Editore
Pagine 176
Prezzo di copertina €15,00

DALL’ALETTA INTERNA

“Aguzzini che si intrecciano a fanciulle indifese, spie e anziani nascosti per sfuggire alla morte, donne eroiche e soldati fragili. La grande letteratura dell’autrice de IL ROGO DI BERLINO e LASCIAMI ANDARE MADRE (Adelphi) è qui rappresentata in pagine di lucida disanima dell’animo umano”.

TEMI

La Schneider ha vissuto il Reich: la cieca ideologia, la privazione dell’identità; l’insinuarsi di un serpente divoratore di volti, genitori, figli, vite. L’autrice sa di cosa parla e lo racconta con il tramite di protagonisti che segue in una quotidianità assurda, mascherata di una quiete apparente, in bilico su un oblio in espansione. Altre volte passa a loro la parola: il mezzo in cui la Schneider crede, e di cui si “arma” per tenere sbarrata la strada a un odio pronto a strisciare di nuovo attraverso i buchi di una terra fragile, se le mani e gli animi non si abbracciano in una comune causa di pace, solidarietà e responsabilità.

Dodici racconti: testimonianze brevi, dure e reali da poter sentire sulla schiena quel terrore che i cittadini dentro e fuori il Reich avevano incastrato nella gola, soffocando. La fame, le malattie, le separazioni. I rifugi antiaerei, le cortesie tra vicini; i tradimenti, gli arresti e la morte. 

Un libro che prende il titolo dal primo racconto della raccolta: scelta che porterà il lettore a vedere come, potenzialmente, “l’innocenza” è un peccato originale che non ci si può sempre permettere nella responsabilità dell’essere nella vita, dell’essere parte di insiemi di comunità che tra loro si intrecciano per legarsi in sicurezza o strangolarsi nell’odio di pochi, accorti, colpevoli.

L’AUTRICE

Helga nasce nel 1937 in Slesia, un territorio tedesco assegnato poi alla Polonia dopo la Seconda Guerra Mondiale. Mentre Helga e suo fratello Peter, rispettivamente di quattro anni e diciannove mesi, erano già stati privati della presenza del padre partito per il fronte, la madre decide di abbandonarli a Berlino per arruolarsi come ausiliaria delle SS; la donna diverrà guardiana nel campo femminile di Ravensbrück, in seguito in quello di Auschwitz-Birkenau. 

I due sventurati fratelli vengono accolti dalla zia paterna presso una lussuosa villa; in seguito, sono affidati alla nonna. Nel frattempo, il loro papà decide di risposarsi.

 La matrigna accetta Peter, Helga viene relegata prima un istituto di correzione e poi in un collegio per ragazzi indesiderati. 

La sorella della matrigna, però, riporta Helga a Berlino: una città ormai devastata dalla guerra. I bombardamenti imperversano e la famiglia è costretta a vivere in una cantina.  È il 1944.

 Zia Hilde lavora come collaboratrice nell’ufficio propaganda del ministro Joseph Goebbels; per questo Helga e Peter si trovano coinvolti nell’operazione propagandistica “I piccoli ospiti del Führer”, conoscono così Adolf Hitler. L’incontro colpisce la bambina che ricorderà un uomo segnato dal tempo e dalle preoccupazioni.

Poi, Helga si sposta con la famiglia in Austria, dai nonni paterni.

Nel 1963 la Schneider si trasferisce in Italia, a Bologna. 

Da allora porta le testimonianze sul Reich nelle scuole, e le diffonde soprattutto grazie ai suoi libri. 

Nel 1971 riesce a rintracciare la madre; riguardo all’incontro l’autrice racconta che la donna è ancora intrisa degli ideali nazisti: è stata condannata dal Tribunale di Norimberga a sei anni di carcere ma invece di fare ammenda conserva ancora, dopo decenni, la divisa delle SS che vorrebbe addirittura far indossare alla figlia. Helga è sconvolta. L’autrice ritenta l’incontro del 1998 con gli stessi risultati.

 Resta l’interrogativo su come il regime nazista possa aver reso le persone così cieche e prive di coscienza sugli orrori per i quali si è stati complici. Una domanda che riguarda ogni dittatura: questi pensieri sono perfettamente espressi nelle storie raccontate da Helga Schneider, la quale ci porta nei suoi ricordi sofferenti offrendo una chiave di comprensione e una possibilità di cambiamento per una umanità che ancora pronuncia parole come “nazista”, “fascismo”, ignorando il peso che quelle realtà hanno abbattuto sul mondo intero. 

PER UN PUGNO DI CIOCCOLATA

MAI ACCETTARE DOLCI DAGLI SCONOSCIUTI. E DAI VICINI?

Indicazioni, commenti e considerazioni

Come era diverso essere bambini, ragazzi, solo pochi decenni fa. Durante la guerra potevi essere facilmente merce di scambio, mezzo di ricatto, carne da macello, inconsapevolmente. Crescere non era una benedizione ma una potenziale condanna alla tortura indirizzata a una morte immeritata, innaturale. Conoscere queste storie, forse, potrebbe aprire gli occhi su quanti semi di odio e criminalità ancora crescono e si espandono tra i piedi di gente comune, per mano di pochi decisionisti scellerati.

Ebrei, ariani; tedeschi o russi; bambini e anziani: tutti armi, tutti pedine di mani che nella segretezza bellica muovono sorti per il potere. Aguzzini e salvatori si scambiano i ruoli: dove l’ideologia e la patria scardinano i valori e rimpiazzano con identikit di nemici e bersagli. Il caso ti fa incontrare un angelo o un diavolo; non si sa per quale fortuito ordine, scompigliato dai regimi e gli eserciti, ti capiterà l’uno o l’altro.

Crepe si insinuano in memorie presenti scarne, che si espandono per lasciare il posto d’onore a un passato comune; dove ti trovavi a barattare una vita, un pezzo di pane, una bicicletta… 

Dodici racconti, dodici documenti, dodici opportunità per chiedersi “perché?”. Quest’ultima è una domanda che instilla il senso di colpa; e a volte ne abbiamo bisogno per caricarci di eredità che si devono riscattare solo radendole al suolo per una totale ricostruzione. Ma, legalmente, prima ci si deve caricare del costo d’appropriazione di ciò che si riceve.

PER UN PUGNO DI CIOCCOLATA, ELI SOMMERS, VOJNÀ KAPUTT!; I DISERTORI, LA BICICLETTA ROSSA, SEP MUORE DI PACE, PÀVEL ANATÒL, FRIEDRICH, L’UOMO CHE AMAVA I TEMPORALI; NOI TORNEREMO! ASPETTANDO IL NUOVO REICH, L’ULTIMA VOLTA CON PETER. RICORDO DI UN FRATELLO; ITALIA, BOLOGNA, 1971. UNA NAZISTA PER MADRE.

Racconti dove qualcuno perde l’anima o guadagna un’uniforme. Dove una donna violentata può scambiare il gesto immondo con attenzioni e affetto manchevoli da anni. Le nuove nascite possono portare il marchio della colpa di altri; o il sigillo per una condanna già decisa prima che una creatura possa vedere la luce. La guerra ti fa abituare a non avere intimità; alla puzza e ai crampi nella pancia. La carità può risiedere ancora dove non si arrende l’umanità: anche un cucciolo di cane può diventare la prova che i cuori spezzati devono passare per ricomporsi. Quando ci si abitua al buio la luce acceca e confonde: gli uomini diventano animali e della specie animale sembrano essere sopravvissuti solo topi famelici, occhi bramosi tra macerie e nascondigli. 

Gli ultimi due racconti sono il prezioso regalo dell’autrice: essa ci porta nella sua stessa sofferenza, che capiamo essere stata disseminata già nei precedenti racconti. La chiusa è l’autobiografia di traumi che hanno trovato riscatto nel servizio agli altri; nella forza della lotta contro il male sempre vigile e in agguato. L’illuminazione della conoscenza del passato protegge l’ignoranza accattivante per chi vuole riempirne il vuoto.

 La Schneider non era ebrea, non era dissidente: essa ci mostra come nessuno fosse al sicuro, come il concetto di “buoni”… “cattivi” fosse altro, quando nessuno poteva essere se stesso ma ciò che la guerra o il Führer ti dicevano di essere. Il dramma di essere nata “ariana”, di essere abbandonata; di essere una bambina inerme in un mondo assassino e folle. 

Un libro potentissimo per lettori che devono voler ascoltare; che devono saper sopportare. 

Dopo ogni altro problema sembrerà quasi un’opportunità. Combattendo insieme a persone comuni si sopravvive da uomini straordinari. Non c’è sempre una parte giusta nella quale stare: dimenticare i simboli è però il primo passo da fare, per poi guardare verso il prossimo… alla pari, come riconoscenti creature di questo mondo. 

Regalatevi l’opportunità che questa lettura vi offre.

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sabato 5 febbraio 2022

SUPERARE GLI ATTACCHI DI PANICO

 UNA GUIDA IN 12 PASSI PER SMETTERE DI EVITARE POSTI, DI FARSI ACCOMPAGNARE OVUNQUE E TORNARE A UNA VITA NORMALE 

di

Emanuele Palagi

Anno di Pubblicazione 2019
Edizione 1°
Editrice Indipendently Published
Prezzo di copertina €10,40 per l’edizione cartacea
Copertina flessibile
GRATUITO SU AMAZON PRIME READING in FORMATO KINDLE
Pagine 108

DALLA QUARTA DI COPERTINA

“Molte persone lottano ogni giorno con la paura di avere un attacco di panico. La loro vita e quella dei loro familiari è condizionata dall’ansia e dalla paura. Che fare? 

[…]

Come funziona un attacco di panico? Come riuscire a superare la paura? Evitare alcune situazioni è la giusta strategia? Come possono i miei familiari e amici aiutarmi a stare meglio? Troverai la risposta a queste e a molte altre domande.”

TEMI

Una guida, un quaderno di esercizi; un volume che si affianca a chi si trova a dover fronteggiare l’ansia e il panico direttamente o indirettamente. Spiegazioni semplici e immediate che, attraverso il metodo della psicologia cognitivo-comportamentale, accompagnano il lettore nella consapevolezza dei meccanismi disfunzionali che regolano pensieri e azioni in cui molte persone che soffrono di disturbi d’ansia si trovano imprigionate. La missione è non far sentire soli, far comprendere senza spaventare: tenere vivo l’entusiasmo e la motivazione del lettore facendolo innanzitutto sentire assolutamente “normale” in un disagio che, seppur invalidante, è superabile. I mezzi potenti degli esercizi e della scrittura si propongono di smontare le catene dell’ansia e della paura per una vita nuova di cui ci si può sentire meritevoli e responsabili. 

Un linguaggio divulgativo che si rivolge alle persone comuni. Si può riacquisire la straordinarietà di una vita di cui essere padroni, con fiducia. 

L’AUTORE

Emanuele Palagi è psicologo, consulente sessuologo e psicoterapeuta specializzato in terapia cognitivo-comportamentale. Svolge attività clinica in Versilia con adolescenti e adulti.

Per altre informazioni www.emanuelepalagi.com. 

SEDIAMOCI, RESPIRIAMO, PRENDIAMO CARTA E PENNA

Capire e agire

“Nel mio lavoro di psicoterapeuta incontro sempre più frequentemente persone che stanno male e hanno una vita limitata dall’ansia. Non hanno però, paura di un esame o di un cane o insetto, ma hanno il terrore di avere un attacco in cui possono:

- avere un infarto;

- svenire;

- rimanere soffocati;

- fare una figuraccia davanti agli altri;

- perdere il controllo.

Tutte queste persone hanno imparato a limitare la propria vita con l’unico obiettivo di diminuire le possibilità di sperimentare queste sensazioni.

Giorno dopo giorno le cose sono peggiorate e il loro spazio di manovra si è ridotto moltissimo.”

Il termine emozione deriva latino emovére (“ex”, ossia “fuori” + “movere”: muovere); pertanto l’emozione è un moto, uno scuotimento. È lo stato che deriva dalla reazione dell’organismo a percezioni e rappresentazioni. Le emozioni sono il frutto di un’evoluzione del nostro sistema nervoso che ha portato al nostro stato di “sapiens”, in realtà. Forse abbiamo così velocizzato il nostro evolverci da aver preso quelle straordinarie risorse che sono le emozioni ed averle trasformate in spauracchi orribili e pericolosi, almeno per chi se ne trova sopraffatto. 

Anche l’ansia e la paura sono funzionali al nostro benessere: sono protettive e stimolanti, fanno reagire a un potenziale pericolo o alzano la performance grazie a una preparazione e una pianificazione spinte a uno scopo. L’ansia generalizzata, però, perde la sua utilità nel momento in cui supera una soglia di allarme che ci fa come inceppare, diventare un meccanismo incastrato non più regolato a un funzionamento ma solo moto perpetuo senza controllo, agitazione fine a sé stessa. 

Che ruolo hanno le emozioni? Beh, partiamo dal pensiero. Il pensiero influisce sulle emozioni, o meglio sul nostro modo di interpretarle e immagazzinale; le emozioni fanno leva sul comportamento modificandolo; i comportamenti vanno poi a rinforzare i pensieri che hanno dato origine a questo circolo vizioso che si accartoccia su sé stesso. Detto questo, sarete delusi nel non leggere che sono gli eventi a determinare strettamente i disagi psicologici. Ciò che accade è un input viene da noi preso e “interpretato”: la realtà oggettiva è un po' una chimera…

Le strutture e costruzioni cognitive dell’individuo sono ciò che fa la differenza tra un problema e il nostro tracollo. 

La psicologia cognitivo-comportamentale è proprio l’approccio che va a tirar fuori il paziente da quel maledetto circolo vizioso di cui abbiamo appena parlato. In tutto ciò, ovviamente, ha una sacra importanza la collaborazione tra terapeuta e paziente. Questo tipo di aiuto va proprio a comprendere e modificare la relazione tra i pensieri, le reazioni emotive e i comportamenti messi in atto in determinate circostanze; i mezzi utilizzati sono la messa in discussione delle convinzioni malsane radicate, l’apprendimento di nuovi modi di risposta, e l’esposizione graduale alle situazioni temute. Attraverso il fare si condiziona il pensare, e viceversa. Se è nato prima o l’uovo o la gallina… beh interessa che noi siamo i padroni dell’uno e dell’altro, quindi, alla fine si possono avere entrambi anche nello stesso momento… perché abbiamo parecchie galline nel nostro pollaio. 

Chi soffre di panico ha oltrepassato un limite che ormai non è neanche più visibile. La paura fa agire davanti a un pericolo immediato, l’ansia entra in gioco contro un pericolo futuro o presunto. Chi è incastrato nell’ansia non sa esattamente cosa sta cercando di prevenire: tutto e nulla direi… e io lo so bene. Allora, se non fossimo “sapiens” agiremmo principalmente per un “qui e ora”; ma la nostra evoluzione nervosa ci ha permesso di pianificare, di agire pensando a un dopo. È proprio in virtù di una promessa futura, possibile e realizzabile che questo libro aiuta in esposizioni che faranno uscire da zone di comfort solo illusivamente confortevoli. 

RECENSIONE BREVISSIMA, DATO CHE QUI CI SI DEVE CONCENTRARE SU DI… TE!

Prendete carta e penna perché il percorso implica di scrivere, analizzare, dialogare. 

La lettura non vuole sostituirsi alla terapia con uno specialista, ma dato che spesso c’è reticenza, dubbio; poco tempo o pochi soldi, direi che questo libro è un buon modo per capire l’esterno e l’interno, per riappropriarsi di una consapevolezza che sa passare all’azione. 

Unica pecca? Forse a volte la punteggiatura avrebbe avuto bisogno di una revisionatina. 

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